Il colosso di Gabe Newell finisce nel mirino del tribunale britannico. Al centro della disputa la commissione del 30% sulle vendite, giudicata “eccessiva” e dannosa per milioni di consumatori.
Valve, l’azienda dietro la piattaforma di distribuzione digitale Steam, si trova ad affrontare una delle sfide legali più imponenti della sua storia. Il Competition Appeal Tribunal (CAT) di Londra ha stabilito che la società dovrà rispondere in tribunale di una class-action da 656 milioni di sterline (circa 780 milioni di euro). L’accusa? Sfruttare la propria posizione dominante sul mercato per imporre commissioni ingiustificate che ricadono direttamente sulle tasche dei giocatori.
Il cuore della causa: la “tassa” del 30%
La controversia, avviata inizialmente nel 2024 da Vicki Shotbolt, attivista per i diritti dei consumatori e CEO di Parent Zone, sostiene che Valve stia “truccando il mercato”. Il punto focale è la celebre commissione del 30% che Steam trattiene su ogni transazione effettuata sulla piattaforma (giochi, DLC e acquisti in-app).
Secondo i legali che rappresentano circa 14 milioni di utenti nel Regno Unito, questa percentuale è “eccessiva” e non riflette i costi reali del servizio. Tale sovrapprezzo verrebbe poi traslato dai publisher sui consumatori finali, costretti a pagare i giochi più di quanto accadrebbe in un regime di libera concorrenza.
Le accuse di “Anti-Steering”
Oltre alla commissione sulle vendite, Valve è accusata di utilizzare pratiche di “anti-steering”. In termini semplici, Valve impedirebbe agli sviluppatori di offrire i propri contenuti a prezzi inferiori su altre piattaforme concorrenti. Inoltre, il sistema di Steam vincola l’acquisto di contenuti aggiuntivi (DLC) alla piattaforma stessa: se possiedi il gioco base su Steam, sei obbligato ad acquistare ogni espansione nel loro store, eliminando ogni possibilità di scelta per l’utente.
La situazione ricorda molto da vicino la celebre battaglia legale tra Epic Games e Apple, che ha sollevato dubbi simili sulla gestione degli store digitali. Anche negli Stati Uniti, studi come Wolfire Studios e Dark Catt Studios hanno intentato cause simili contro Valve. Sebbene alcune di queste siano state inizialmente respinte, il caso britannico sembra aver guadagnato una trazione significativa, ottenendo ufficialmente lo status di class-action.
Se il tribunale dovesse dar ragione ai consumatori, le conseguenze per Valve sarebbero monumentali, non solo dal punto di vista economico. Una sconfitta potrebbe:
- Forzare una riduzione delle commissioni: Un calo dal 30% al 10-15% (simile a quanto fatto da Epic Games Store) cambierebbe radicalmente il modello di business dell’azienda.
- Aprire il mercato: Valve potrebbe essere costretta a permettere l’acquisto di DLC da fonti esterne.
- Creare un precedente globale: Altri paesi potrebbero seguire l’esempio del Regno Unito, innescando un effetto domino in tutta Europa e negli USA.
Nonostante i tempi della giustizia siano lunghi e una conclusione non sia prevista a breve, la decisione del tribunale di Londra segna un punto di svolta. Per anni, la commissione del 30% è stata lo standard del settore (adottata anche da Sony, Microsoft e Apple), ma il vento sta cambiando. Resta da vedere se il “regno” di Gabe Newell riuscirà a mantenere i suoi margini di profitto o se sarà costretto a una storica ritirata a favore di un mercato più aperto.












