
Se stavate cercando una prova del fatto che l’era del cloud “generoso e gratuito” sta giungendo al termine, l’estate del 2026 ve la sta servendo su un piatto d’argento. Google ha avviato una nuova silenziosa ma sistematica stretta sui suoi storici 15 GB di storage gratuito.
L’ultimo capitolo di questa strategia si è consumato proprio in questi giorni, lasciando agli utenti un messaggio molto chiaro: ogni singolo byte ha un prezzo.
L’ultima mossa: la scure sui backup di Android
Dal 7 luglio 2026, Google ha cambiato le regole del gioco per i backup dei dispositivi Android. Fino a ieri, dati come la cronologia delle chiamate, gli SMS, le impostazioni del telefono e i dati delle applicazioni venivano salvati sui server di Mountain View “fuori quota”, senza intaccare la soglia dei 15 GB gratuiti (che erano erosi principalmente da Gmail, Google Drive e Google Fotos).
Ora non è più così. Tutto fa brodo, e tutto fa numero.
- Cosa cambia: Ogni volta che il vostro smartphone sincronizzerà le impostazioni o i messaggi, quei dati andranno a rosicchiare lo spazio condiviso del vostro account Google.
- L’impatto reale: Google minimizza, parlando di un peso medio di circa 40 MB a utente. Ma per chi è costantemente al limite del proprio spazio gratuito, anche 40 megabyte possono essere la goccia che fa traboccare il vaso (e che blocca la ricezione delle email su Gmail).
La novità è già attiva per chiunque configuri un nuovo backup, mentre verrà estesa gradualmente a tutti i vecchi utenti nel corso dei prossimi mesi.
Il precedente di maggio: 5 GB se non “cedi” il numero
La stretta sui backup di Android è in realtà solo la seconda mossa di un uno-due iniziato a maggio. Poche settimane fa, Google ha iniziato a testare (per ora in regioni selezionate) una modifica strutturale alla creazione dei nuovi account: lo spazio base scende da 15 GB a soli 5 GB.
L’unico modo per sbloccare la quota intera di 15 GB? Verificare l’account inserendo un numero di telefono reale. Ufficialmente la mossa serve a combattere i bot e la creazione seriale di account fake. All’atto pratico, Big G ha trasformato i 10 GB di differenza in una vera e propria moneta di scambio per ottenere i dati personali degli utenti o, in alternativa, per spingerli verso gli abbonamenti a pagamento. Nelle pagine di supporto ufficiali, non a caso, la dicitura fissa “15 GB di spazio gratuito” è sparita, sostituita da un più ambiguo “fino a 15 GB”.
Perché Google sta monetizzando lo spazio?
La strategia è evidente e ricalca quanto già fatto da Microsoft con OneDrive e Apple con iCloud (fermo a soli 5 GB storici). I motivi dietro questa transizione sono principalmente due:
- La fame di dati (e costi) dell’IA: Mantenere infrastrutture cloud mastodontiche ha un costo esorbitante, accentuato dall’esplosione dei modelli di intelligenza artificiale che richiedono potenza di calcolo e storage continui.
- La spinta verso Google One: Convertire anche solo una piccola percentuale di utenti gratuiti in abbonati paganti (anche per il piano base) garantisce entrate ricorrenti astronomiche.
Il consiglio utile: Se non volete iniziare a pagare, la parola d’ordine è “ottimizzazione”. Fortunatamente, insieme alla stretta sui backup, Google ha introdotto controlli più granulari nelle impostazioni di Android. Oggi potete scegliere di disattivare selettivamente il backup di elementi pesanti o non essenziali (come gli MMS o i dati di specifiche app), salvando i vostri preziosi megabyte residui.
L’era del “salva tutto e dimenticatene” è ufficialmente finita. Benvenuti nell’era del minimalismo digitale forzato.