Mentre il settore tecnologico osserva con attenzione le mosse di Apple nell’ambito dei servizi, emerge una nuova strategia per incrementare i ricavi: un aumento della presenza pubblicitaria nell’App Store. A partire dal mese di marzo, gli utenti inizieranno a notare un numero maggiore di annunci mentre navigano alla ricerca di nuove applicazioni.
L’espansione non riguarda solo i classici risultati di ricerca, ma punta a rendere “monetizzabili” aree dell’App Store finora meno sfruttate dal punto di vista commerciale:
- Schede dei prodotti: Gli annunci inizieranno a comparire in modo più persistente nelle pagine delle singole app, solitamente nella sezione “Ti potrebbe piacere anche” in fondo alla schermata.
- Tab “Oggi” (Today): La vetrina principale dell’App Store, curata dai redattori di Apple, vedrà un’integrazione maggiore di contenuti sponsorizzati, sebbene con un formato grafico che dovrebbe mantenere l’estetica premium della piattaforma.
- Suggerimenti di ricerca: La pubblicità apparirà anche prima che l’utente finisca di digitare il nome di un’app, cercando di intercettare l’intenzione di download fin dai primi istanti.
Questa mossa fa parte di un piano più ampio orchestrato da Todd Teresi, vicepresidente di Apple per le piattaforme pubblicitarie. L’obiettivo dichiarato (sebbene non ufficialmente confermato in borsa) sarebbe quello di triplicare le entrate pubblicitarie annuali, portandole dagli attuali circa 4 miliardi di dollari a una cifra vicina ai 20 miliardi di dollari nei prossimi anni.
Apple sta trasformando la pubblicità in uno dei pilastri della sua divisione “Servizi”, che include già iCloud, Apple Music e Apple TV+, settori fondamentali per compensare la saturazione del mercato degli smartphone.
L’iniziativa non è esente da polemiche. Molti sviluppatori hanno espresso preoccupazione per la qualità degli annunci visualizzati: in passato, l’apparizione di pubblicità legate al gioco d’azzardo accanto ad app per bambini o per il recupero dalle dipendenze aveva sollevato un polverone mediatico, spingendo Apple a sospendere temporaneamente alcune categorie di inserzioni.
Inoltre, c’è un tema di coerenza: Apple ha fatto della privacy il suo cavallo di battaglia con l’introduzione dell’ App Tracking Transparency (ATT), che ha messo in difficoltà colossi come Meta. Tuttavia, utilizzando i dati di prima mano raccolti direttamente dai propri servizi, Apple può offrire agli inserzionisti un targeting preciso senza dover “tracciare” gli utenti su app di terze parti, una posizione di vantaggio competitivo che ha attirato l’attenzione delle autorità antitrust.
Cosa cambia per gli utenti?
Per l’utente medio, l’esperienza d’uso dell’App Store diventerà leggermente più affollata. Sebbene Apple assicuri che gli annunci saranno pertinenti e controllati, è chiaro che la linea di demarcazione tra “consigli editoriali” e “contenuti a pagamento” si sta facendo sempre più sottile.








