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Cyber-scacco a Bruxelles: ShinyHunters viola il cloud della Commissione Europea

by Danbyte
5 Aprile 2026
in Hack, News
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Parlamento europeo

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​L’infrastruttura digitale dell’Unione Europea finisce nel mirino dei cyber-criminali. Oltre 350 GB di dati sottratti da un ambiente cloud AWS: documenti interni, contratti ed email ora rischiano la pubblicazione integrale.

​BRUXELLES – La notizia, emersa nei primi giorni di aprile 2026, segna uno dei punti più bassi per la sicurezza informatica delle istituzioni europee. Quello che inizialmente sembrava un incidente circoscritto si è trasformato in un data breach di proporzioni massicce: il gruppo hacker ShinyHunters ha rivendicato il furto di oltre 350 gigabyte di dati appartenenti alla Commissione Europea.

​La dinamica: non una falla, ma una gestione fallace

​Secondo quanto ricostruito dal CERT-UE (Computer Emergency Response Team), l’intrusione è avvenuta lo scorso 24 marzo 2026. Contrariamente alle prime ipotesi, non si è trattato di una vulnerabilità tecnica strutturale di Amazon Web Services (AWS), il colosso che ospita parte dell’infrastruttura cloud dell’UE. AWS ha infatti chiarito che i propri sistemi sono integri: il punto d’ingresso sarebbe stato una compromissione delle credenziali di accesso o una gestione errata dei permessi di configurazione.

​L’attacco ha colpito l’ambiente che ospita la piattaforma web istituzionale europa.eu, ma l’effetto domino ha coinvolto circa 42 dispositivi interni e ben 29 enti dell’Unione che condividevano i medesimi servizi di hosting.

​Cosa è stato rubato?

​La refurtiva digitale è estremamente sensibile. ShinyHunters ha già iniziato a pubblicare prove del materiale sottratto sul proprio sito di leak nel dark web. Il bottino includerebbe:

  • ​Database completi di utenti e servizi.
  • ​Documenti confidenziali e contratti legali.
  • ​Corrispondenza interna via email tra funzionari.

​La Commissione ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica affermando che i “sistemi interni più critici” non sono stati toccati, ma la portata del furto mette a nudo la fragilità di una strategia cloud che, pur promettendo massima protezione, si scontra con la realtà di accessi non adeguatamente protetti.

​Il paradosso della sicurezza europea

​L’incidente arriva in un momento critico. Proprio mentre l’Europa implementa normative rigorose sulla protezione dei dati (come la NIS2 e il Data Act), le sue stesse istituzioni cadono vittima di tecniche di ingegneria sociale o errori di gestione delle chiavi digitali.

​Al momento, ShinyHunters non ha avanzato una richiesta di riscatto tradizionale (ransomware), il che suggerisce una strategia diversa: la pubblicazione progressiva dei dati per massimizzare il danno reputazionale e politico a lungo termine, o la vendita del materiale al miglior offerente nei forum underground.

​Mentre le indagini proseguono per mappare l’esatta entità dell’esfiltrazione, l’Unione Europea si trova costretta a correre ai ripari. Questo evento non è solo un monito tecnologico, ma un segnale geopolitico: in un 2026 dove la guerra invisibile nel cyberspazio è la norma, l’accessibilità dei servizi cloud non può più essere barattata con la fragilità dei sistemi di autenticazione.

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