Mentre il mondo dell’informatica guarda con ammirazione e timore ai progressi dei computer quantistici, Google ha deciso di giocare d’anticipo. Con l’obiettivo fissato al 2029, il colosso di Mountain View ha annunciato una roadmap ufficiale per migrare l’intero ecosistema Android verso la crittografia post-quantistica (PQC).
Il problema è noto agli esperti di sicurezza: sebbene i computer quantistici promettano rivoluzioni in campi come la medicina e la scienza dei materiali, la loro enorme potenza di calcolo potrebbe rendere obsoleti gli attuali standard di crittografia, esponendo i dati di miliardi di utenti.
Le novità di Android 17
Il primo passo concreto avverrà con l’arrivo di Android 17. Google integrerà miglioramenti strutturali nel sistema operativo per garantire che i dispositivi siano pronti a resistere ad attacchi portati da macchine quantistiche. Ecco i pilastri di questo aggiornamento:
- Boot Verificato (AVB) Potenziato: La libreria del “Verified Boot” integrerà l’algoritmo ML-DSA (Module-Lattice-Based Digital Signature Algorithm). Questo garantirà che il software caricato all’avvio dello smartphone sia protetto da firme digitali resistenti ai quanti, impedendo modifiche non autorizzate al sistema operativo.
- Attestazione Remota (Remote Attestation): Android 17 inizierà la transizione verso un’architettura completamente conforme agli standard PQC. Aggiornando le catene di certificati di KeyMint, i dispositivi potranno dimostrare la propria integrità in modo sicuro anche in un ambiente post-quantistico.
Strumenti per gli sviluppatori
Google non si limita a blindare il sistema, ma vuole fornire gli strumenti giusti a chi crea app. L’Android Keystore supporterà nativamente le firme ML-DSA, permettendo agli sviluppatori di utilizzare algoritmi sicuri direttamente nell’hardware dedicato dei dispositivi. Inoltre, un nuovo SDK PQC consentirà di implementare gli standard ML-DSA-65 e ML-DSA-87 tramite le API standard.
Google Play e le “Firme Ibride”
Una delle sfide principali di questa transizione è mantenere la compatibilità con le tecnologie attuali. Per questo, Google Play permetterà agli sviluppatori di generare blocchi di firme ibride. Queste combineranno le chiavi classiche con quelle PQC per firmare app e giochi. In questo modo, la sicurezza attuale viene preservata, ma si aggiunge uno scudo preventivo contro i futuri attacchi quantistici volti a iniettare aggiornamenti malevoli.
Una corsa contro il tempo
Google non è l’unica a muoversi: Microsoft ha già iniziato a implementare algoritmi PQC in Windows 11 e Windows Server 2025. Tuttavia, l’integrazione nativa in un sistema operativo mobile capillare come Android segna un punto di svolta fondamentale.
Con queste mosse, Google punta a rendere la transizione verso il “futuro quantistico” il più invisibile e sicura possibile per l’utente finale, assicurando che i nostri smartphone rimangano fortezze digitali anche di fronte alle tecnologie di domani.













